La professione dello psicologo: una questione di identità
Declinare la professione di psicologo non è semplice. Pur essendo una specialità relativamente giovane nel vasto mondo delle scienze, ha avuto uno sviluppo ampio e complesso. Si identifica la nascita della psicologia nel 1879 grazie al fisiologo W. Wundt con l’avvio del primo laboratorio di psicologia sperimentale. In Italia esiste dal 1905 con l’introduzione dell’omonimo insegnamento nelle università di Torino, Roma e Napoli. Nel 1910 ci fu il primo congresso di psicologia di Roma. Viene, poi, fondata la Società Italiana di Psicologia, successivamente la SPI (Società Italiana di Psicoanalisi) 1921. Negli anni dal 1916 al 1950 la materia soffre delle riforme della scuola (riforma Gentile) che l’aveva bandita da ogni insegnamento con l’accusa di essere una pseudoscienza. Solo a seguito del primo congresso della SPI nel 1946, la psicologia in Italia, riprende vigore. Negli anni ‘60 quando nascono le facoltà di psicologia in Italia la figura dello psicoterapeuta era quella più quotata come strada post laurea. Una scelta che ha avuto come conseguenza una battaglia che negli anni 2000 ha portato il riconoscimento della professione di psicologo tra le professioni sanitarie (una conseguenza è l’obbligo degli ECM, formazione continua in medicina).Trattiamo, quindi, di una disciplina che si è sviluppata più su strade che autostrade. Non, un ampio viale, veloce, sicuro, a più corsie, e nemmeno una strada secondaria, lunga e tortuosa bensì sentieri più simili a mulattiere, percorribili solo a piedi, senza scorciatoie, le strade di chi il posto lo vive. Anche il titolo universitario è particolare, non è utilizzabile in altre parti del mondo, a meno di importanti integrazioni.
Una laurea figlia di un ambiente accademico filosofico, che era poco incline ad accettare il fatto che la psicologia fosse più scientifica che umanistica, e che non fosse seconda a nessuno, né alla filosofia, né alla medicina, né alla pedagogia. Nelle università, gli stessi professori faticavano a proporre ai loro studenti alternative, affinché questi potessero individuare il loro posto nel “mondo della psicologia”, i giovani laureati si sentivano raccomandare dai loro docenti, dai colleghi anziani, a fronte delle preoccupazioni sullo sbocco lavorativo una volta laureati: “il lavoro te lo devi inventare”. Affermazione che ha spinto molti ragazzi sull’orlo della follia, della critica, della disistima di sé e della professione. Ma anche verso una forza creatrice, agevolata dalla spinta della fame, rappresentata dal bisogno di crederci, di provare ad essere indipendenti grazie al sapere psicologico, che li ha spinti ad ubbidire diligentemente. Ispirandosi ai bisogni ed alle esperienze estere, hanno costruito possibilità e nuove strade. A volte forzando il contesto, a volte invece, adattandolo, oppure entrambe.Le situazioni sono cambiate da quando la professione è arrivata nel nostro paese. Oggi ci troviamo di fronte ad una moltitudine di possibilità per i neo laureati, anche per i colleghi che da tempo svolgono il loro lavoro da psicologo in un determinato contesto, e desiderano imparare cose nuove. Insistere sulla psicoterapia come unica strada significa restare immobili su vecchi pregiudizi, in un momento storico in cui (se si sopravvive a pandemie e guerre) gli stereotipi sono da più voci messi in discussione.
Le diverse anime della psicologia
La scelta di studiare la materia porta a dover successivamente decidere quale sarà la specializzazione su cui si vuole concentrarsi. E le possibilità sono numerose, eccone alcune:
Psicologia giuridica: è la disciplina che applica i saperi della psicologia al contesto legale e forense, ponendosi come scienza di supporto al diritto. Utilizza contributi della psicologia sperimentale e clinica per rispondere a specifiche domande provenienti dall’ambito giudiziario. Studia la persona nella relazione tra funzionamento psicologico, posizione giuridica e ruoli assunti nei diversi contesti di vita – famiglia, scuola, lavoro e società – richiedendo, nei vari ambiti applicativi, competenze specialistiche differenziate. L’attenzione non è rivolta esclusivamente all’autore di reato e all’imputato, ma anche alla vittima, al testimone e agli operatori del sistema giudiziario, quali avvocati e giudici.
Psicologia dello sport: si rivolge all’atleta che pratica attività sportiva, in particolare a livello agonistico, con l’obiettivo di migliorare la motivazione, la concentrazione e la gestione delle risorse psicologiche. Applica modelli e tecniche psicologiche per potenziare la prestazione, favorendo l’autoconsapevolezza, l’autoregolazione emotiva e la fiducia nelle proprie capacità. L’intervento psicologico nello sport consente all’atleta di affrontare in modo più efficace la competizione, la pressione del risultato, l’ansia da prestazione e gli eventuali momenti di difficoltà o di infortunio. La psicologia dello sport si estende inoltre al lavoro con squadre, allenatori e contesti organizzativi sportivi, contribuendo al miglioramento della comunicazione, della coesione di gruppo e, complessivamente, al raggiungimento di risultati sportivi più soddisfacenti.
Psicologia dell’emergenza: è un ambito della psicologia che opera a seguito di eventi critici improvvisi e imprevedibili, altamente stressanti che mettono a repentaglio il benessere del singolo individuo, di una comunità o di un intero Stato. Gli eventi critici possono essere rappresentati da calamità naturali, disastri tecnologici (es. incidenti chimici, nucleari), sanitari, sociali o gravi incidenti stradali o sul lavoro.Psicologia viaria: tratta dell’osservazione e della conoscenza dei meccanismi psicologici, percettivi, meccanici, fisiologici e neurologici che vengono impiegati dall’uomo alla guida di un veicolo a motore. Aspetti importanti per la ricaduta sulla sicurezza e sulla possibilità di prevenire gli incidenti o le situazioni critiche. Vengono correlati gli altri elementi legati alla psicologia e al comportamento del guidatore, non ultimi la scelta del tipo di veicolo e la motivazione sottostante a tale scelta. Anche gli aspetti della criminalità stradale sono argomento di questa disciplina. Così come gli studi sul traffico.
Psicologia politica: studia il modo in cui le persone (cittadini, politici, militanti, giornalisti e altri attori sociali) entrano in relazione con la realtà politica e ne costruiscono rappresentazioni, atteggiamenti e comportamenti. Applicano le tecniche, gli strumenti e i modelli della psicologa, in particolare sociale all’analisi dei fenomeni politici e al mondo della politica. La disciplina esplora i processi psicologici individuali e collettivi che orientano la partecipazione politica, la formazione delle opinioni, l’adesione ideologica e le decisioni di voto, nonché le dinamiche di leadership, consenso e potere. Particolare attenzione è rivolta ai meccanismi emotivi, identitari e simbolici che influenzano il rapporto tra cittadini e istituzioni, così come ai fattori psicologici che caratterizzano coloro che esercitano il potere e comunicano politicamente.
Psicologia del benessere: si occupa di offrire metodi e strumenti per migliorare la qualità della vita orientando mente ed emozioni. È un metodo di sviluppo personale con l’obiettivo di accedere alle potenzialità della propria mente in maniera più efficace, gestire le proprie energie e le proprie emozioni negative, al fine di conquistare, mantenere e trasmettere il benessere.
Psicologia del lavoro e delle organizzazioni: analizza i comportamenti delle persone nei diversi contesti e attività lavorative e professionali, focalizzandosi sulle relazioni interpersonali, le mansioni, e i compiti da svolgere all’interno delle organizzazioni così da migliorare le prestazioni lavorative, facilitare sia il benessere e la salute dei lavoratori, che il vantaggio per le organizzazioni, infine migliorare la comunicazione, le competenze, le motivazione e le relazioni sia interne che esterne.
Psicologia della comunicazione: si occupa dei meccanismi che regolano la comunicazione tra gli individui e le dinamiche di ogni forma di interazione fra gli stessi. Individua ed esplora le modalità comunicative. Una sua branchia è la psicologia del marketing un campo di studi e applicazioni professionali che analizza il comportamento dei consumatori. Vengono realizzate ricerche e interventi professionali sulla comunicazione efficace e la comunicazione pubblicitaria (memoria della pubblicità, il ruolo delle immagini mentali, le risposte psicofisiologiche alla pubblicità ecc.). Campo di indagine sono anche i comportamenti di consumo e marketing e lo studio delle pulsioni di acquisto.
Psicologia della formazione: ambito di studio e intervento professionale centrato sui processi di apprendimento che le persone attivano sia nel sistema scuola sia nei vari contesti di vita. La formazione viene intesa come intervento psicologico volto a realizzare un cambiamento nelle competenze professionali degli individui, con particolare attenzione a quelle relazionali e trasversali. Si lavora per uno sviluppo professionale che tenga conto anche di una crescita personale in uno sviluppo armonico dell’individuo.
Neuropsicologia: lo studio dei processi cognitivi e comportamentali correlati con i meccanismi anatomo-fisiologici a livello di sistema nervoso che ne sottendono il funzionamento con la duplice finalità sperimentale e clinica. Il principale metodo d’indagine consiste nell’osservazione delle lesioni cerebrali in associazione ai deficit mentali presentati dai pazienti al fine di rilevare le correlazioni anatomo-cliniche.
Psicodiagnostica: la valutazione diagnostica in termini psicologici e psicopatologici, utilizza una vasta gamma di strumenti self-report, interviste semi-strutturate, batterie testiche psicologiche (es. neuropsicologiche, proiettive, test di intelligenza, etc.), inventari di personalità e anche tecniche di osservazione. A seconda dello scopo, dell’ambito di indagine e dei soggetti target (clinico, forense, scolastico, lavorativo o di ricerca) della valutazione psicodiagnostica, si definirà l’uso di strumenti, tecniche e procedure specifiche e differenziate.
Psicologia scolastica: le attività e i processi educativi dal punto di vista psicologico, mira alla progettazione di interventi nelle scuole attraverso gli strumenti della Psicologia generale, della Psicologia dell’educazione e dell’età evolutiva. La Psicologia scolastica si occupa/preoccupa della crescita psicologica dei ragazzi e dei loro vissuti emotivi. Cerca di prevenire i disagi giovanili e contrastare l’esclusione sociale, e fenomeni come il bullismo e la violenza. Favorisce l’integrazione tra i ragazzi e la valorizzazione della multiculturalità. Lo scopo dello Psicologo scolastico è promuovere il benessere generale all’interno dell’ambito scolastico, fornire supporto a tutti gli attori coinvolti nel mondo della scuola – alunni, docenti, famiglie – mettendo a disposizione della scuola le competenze e gli strumenti della Psicologia.
Psicologia ambientale: studia il modo in cui gli esseri umani, sia come individui che membri di gruppi, interagiscono con gli ambienti fisici e sociali in cui vivono. Analizza come le persone percepiscono, utilizzano e trasformano l’ambiente e, reciprocamente, come l’ambiente influisce sul comportamento, sulle emozioni, sui processi cognitivi e sul benessere psicologico. La disciplina prende in considerazione sia l’ambiente naturale sia quello artificiale, dai contesti più prossimi e quotidiani – come la propria abitazione, la scuola o il quartiere – fino agli spazi più ampi e condivisi, quali le città e i territori urbani complessi. Particolare attenzione è rivolta a temi quali la qualità della vita, la sostenibilità ambientale, il rapporto uomo–ambiente, la progettazione degli spazi e i comportamenti pro-ambientali, con l’obiettivo di favorire ambienti più funzionali, vivibili e rispettosi dei bisogni umani.
Psicologia della sicurezza: La psicologia della sicurezza è una disciplina finalizzata alla prevenzione degli infortuni, alla protezione della salute psicofisica e alla valutazione dei rischi nei contesti lavorativi. Essa si occupa di analizzare i fattori psicologici, individuali e organizzativi, che influenzano i comportamenti di sicurezza e di rischio, nonché le dinamiche relazionali e comunicative presenti nei luoghi di lavoro. Basata su un approccio scientifico e sull’utilizzo di dati oggettivi, la psicologia della sicurezza interviene nella valutazione dello stress lavoro-correlato, del carico mentale, della percezione del rischio e della cultura della sicurezza all’interno delle organizzazioni. I suoi ambiti di applicazione comprendono la formazione, la consulenza e il supporto ai processi decisionali in materia di prevenzione, in coerenza con quanto previsto dal Decreto Legislativo 81/2008 e dalla normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Psicologia penitenziaria: istituita per offrire sostegno alle persone sottoposte a restrizioni della loro libertà e al personale coinvolto nelle istituzioni detentive e riabilitative. Suo scopo è realizzare il principio costituzionale per cui la pena carceraria deve avere una funzione rieducativa e di reinserimento sociale, mentre le sue funzioni sono regolate da leggi nazionali tra cui la L 348 del 1975 sul “Personale dell’amministrazione degli istituti di pena”. Lo Psicologo penitenziario può essere considerato una specializzazione dello Psicologo giuridico e forense, ma con un focus maggiore sulle dinamiche cognitive, emotive e comportamentali caratteristiche dei contesti carcerari e di reinserimento sociale. Nel suo lavoro collabora con Direttori di istituti di pena, Magistrati, agenti di Polizia Penitenziaria, educatori, insegnanti e mediatori culturali.
Psicologia investigativa: studia come reperire, valutare e utilizzare in modo efficace l’informazione investigativa; come supportare le azioni e decisioni delle forze di Polizia e le inferenze che si possono trarre dall’attività criminale. Offre un supporto alle indagini investigative e alla lettura di casi giudiziari, aprendo la strada a un modo nuovo di affrontare la ricerca della verità sui fatti criminali. Pone l’attenzione sui modi e sul significato dell’agire delittuoso, attraverso dei nodi fondamentali: dalla teoria dell’indagine al profilo criminale, dallo studio della testimonianza oculare, alla negoziazione, fino all’autopsia psicologica.
Insegnamento della psicologia nelle scuole superiori oppure in università.
Le possibilità di lavoro sono offerte anche dalla psicologia dell’handicap e della riabilitazione, la psicologia gerontologica, la psicologia sperimentale, ecc.. Non tutte queste specialità sono diffuse in Italia. Alcune sono sicuramente interessanti ma poco probabili come fonte di reddito, come la psicoterapia del resto. Altre sono invece in mano a diversi professionisti, non solo psicologi, un esempio è l’insegnamento della psicologia che nei diversi ordini e gradi di scuola è affidata ad insegnanti di formazione differente (filosofica, pedagogica, ecc.).
Gli psicologi negli anni non sono riusciti a pubblicizzare adeguatamente i diversi ambiti di lavoro che risultano sconosciuti, non solo dal grande pubblico ma anche dagli stessi colleghi. Ad esempio gli studi di psicologia viaria sono molto utilizzati all’estero dalle compagnie assicurative che grazie ad essi decidono se è il caso o meno di assicurare un individuo e con quale rata. In Italia abbiamo ancora forte tra la popolazione (e non solo) lo stereotipo dello psicologo che “cura i matti”. Un pregiudizio così radicato e presente che determina come la Società si pone di fronte ad un professionista, strutturando percorsi stereotipati di difficile dimissione. Questo crea difficoltà al professionista che cerca di accedere ad indirizzi ancora inesplorati o poco esplorati nel nostro paese.
La stessa formazione obbligatoria si muove su molteplici corsi e convegni di clinica ma poco spazio è dedicato a chi ha fatto scelte diverse come psicologi dello sport o del lavoro.
Da come è strutturata la professione (riconosciuta come professione sanitaria) ed i saperi dello psicologo, dalla differenza tra i contesti e gli argomenti di interesse, più che simili ai medici, dovremmo (ci piacerebbe) essere simili, agli ingegneri, una sorta categoria a sé, seconda a nessuno. Le branche dell’ingegneria sono molteplici e molto diversi sono i professionisti, ma si riconoscono tutti sotto un’unica bandiera. Rispondono tutti allo stesso saluto, e hanno creato un “gruppo coeso” fatto di studenti e di colleghi. In questo modo hanno guadagnato il rispetto di chi ingegnere non è, infatti, che sia edile, nautico, informatico, gestionale si definisce e viene definito ingegnere, nessuno osa chiedergli di più. Nessuno è “un po’ingegnere”, un ingegnere non si sente dire: “mi stai ingegnerizzando”? E non si insulta una persona dicendogli “dovresti andare da uno bravo (un buon) ingegnere”. Figuriamoci imporre una cornice di significato. Agli psicologi, oltre che il lavoro, manca la capacità di riconoscersi come tali, una popolazione unita dal suo linguaggio e dalle sue tradizioni che faticosamente cerca di costruire, un gruppo che ancora deve nascere. Frammentato da barriere regionali, di specializzazione, di interessi e anche di rivalità.
Siamo davvero tanti ma non riusciamo a farci sentire da nessuna parte. Saranno scarse abilità politiche o comunicative?
Ognuno ha la sua area di studio nel cuore, magari è la cornice in cui si muove oppure quella a cui aspira. Ma le differenze invece che suscitare curiosità ed interesse tra i colleghi sembrano portare rivalità. In fondo affrontiamo le stesse difficoltà e gli stessi problemi. Invece di cercare soluzioni assieme proviamo rivalità e diffidenza per l’altro. Che sia esso un collega oppure un educatore o un consueller. Manca quel lessico comune, quella identificazione sotto un simbolo, una bandiera quella della psicologia che dovrebbe essere uno stendardo sotto cui rifugiarsi. In cui trovare conforto, aiuto dai colleghi che, anziché sfidarti a singolar tenzone, per rubarti quel briciolo di credibilità e lavoro, offrono comprensione, supporto, suggerimenti. Gli avvocati anche se rappresentano clienti nei lati opposti del ring vanno a mangiare assieme senza problemi, chiacchierano e lasciano la rivalità ai clienti e ai contesti di lotta come il tribunale. Mentre due psicologi che sono sui lati opposti di una perizia come CTP, si guardano con i coltelli in bocca se per caso si incontrano per strada.
Formare la nostra identità di psicologi come parte di un gruppo grande, accogliente e disponibile non dovrebbe essere una Utopia ma la normalità. Siamo noi in primis che dobbiamo costruire quella solidarietà e capacità di riconoscersi in una rappresentazione condivisa.
Conclusione
La psicologia, nella sua pluralità di saperi e di ambiti applicativi, rappresenta una ricchezza che troppo spesso viene vissuta come frammentazione anziché come risorsa. La difficoltà a riconoscersi in un’identità professionale condivisa indebolisce la categoria, alimenta rivalità sterili e rende più complesso il dialogo con la società e le istituzioni. Costruire un senso di appartenenza non significa rinunciare alle differenze teoriche o operative, ma riconoscerle all’interno di una cornice comune, fondata su un linguaggio condiviso, su valori professionali riconoscibili e su una maggiore solidarietà tra colleghi. Solo attraverso un lavoro collettivo di consapevolezza, rappresentazione e comunicazione della propria funzione sociale, la psicologia potrà uscire dall’ombra degli stereotipi e affermarsi come disciplina autonoma, competente e necessaria. L’identità dello psicologo non è un dato acquisito una volta per tutte, ma un processo in continua costruzione, che richiede responsabilità, dialogo e capacità di pensarsi come parte di un gruppo più ampio, capace di accogliere le differenze senza trasformarle in divisioni.
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