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Il truma della guerra e la guerra come trauma

L’articolo propone una lettura del trauma di guerra come fenomeno complesso e stratificato, che attraversa la storia e coinvolge tanto i soldati quanto i civili. Dalle testimonianze delle guerre del passato fino alle attuali formulazioni cliniche, emerge una continuità degli effetti psicologici del conflitto, già osservabili nelle esperienze dei combattenti e oggi riconosciuti nel disturbo da stress post-traumatico. Il trauma non è riducibile a un singolo evento, ma si configura come un processo dinamico e cumulativo che incide sulla mente, sul corpo e sulle relazioni. In questa prospettiva, il PTSD rappresenta solo una delle possibili manifestazioni di un danno più ampio, che include anche esiti meno visibili ma profondamente pervasivi. L’articolo sottolinea infine la necessità di un approccio clinico integrato, capace di cogliere la complessità degli esiti traumatici e di restituire continuità e significato all’esperienza dei sopravvissuti.

L’AI alla conquista degli umani: gli aspetti critici nella relazione con i LLM

L’articolo analizza la metamorfosi del legame tra uomo e tecnologia, ponendo l’accento non sulle capacità di calcolo dell’AI, quanto sulla vulnerabilità psicologica nel rapporto con essa. L’autrice evidenzia il rischio di una “pigrizia relazionale”: delegando sentimenti agli algoritmi, l’umano perde empatia e capacità critica. Il paradosso è una solitudine digitale dove l’efficienza della macchina sostituisce il calore e il conflitto necessari alla crescita interiore.

FEMMINICIDIO: una strage silenziosa

Il termine femminicidio è un neologismo che identifica l’omicidio di una donna in quanto tale, viene riferito anche alla violenza esercitata sulle donne per perpetuarne o generare una condizione di subalternità, annientare l’identità individuale con la sottomissione fisica o psicologica, fino alla schiavitù o alla morte. Quando parliamo di femminicidio e più in generale di violenza di genere facciamo riferimento ad un fenomeno di sopraffazione esercitata sulle donne (bambine o adulte) per mano di uomini, all’interno di situazioni relazionali (anche univoche), in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale.

Stalking: quando la “preda” è una persona

Il mito di Dafne e Apollo ci illustra in forma poetica il fenomeno dello stalking in cui la vittima, una ninfa scappa dall’ammiratore insistente, Apollo. Il dio non accettando il rifiuto la insegue fino al punto in cui Dafne per sfuggigli si trasforma in albero. Oggi il il termine viene usato per indicare una forma di aggressione messa in atto da un persecutore, caratterizzata da modalità ripetitive, indesiderate e distruttive nella vita privata di un altro individuo, causando a quest’ultimo gravi conseguenze fisiche o psicologiche.

La Psicopatologia nella Pandemia

Il momento storico in cui viviamo rappresenta un impegno gravoso per il nostro sistema emotivo. Le preoccupazioni quotidiane sono portate all’esasperazione da …

Io chi sono? Quando si tradisce se stessi: il Falso sé

Il falso sé è un concetto che fu descritto da Donald Winnicott, psicoanalista e pediatra inglese e descrive una modalità patologica di sviluppo dell’identità. Nei primi stadi dello sviluppo infantile, è possibile che il bambino non trovi nella madre rispecchiamento dei suoi bisogni e desideri, ma anzi, la richiesta di assecondare i suoi bisogni e desideri. In questo modo il bambino impara a basare il proprio senso di identità nell’accondiscendere alle richieste altrui.

I Peter Pan e i Manolescent: la difficoltà di crescere.

Nel 1983 con la pubblicazione del libro di Dan Kiley, intitolato The Peter Pan Syndrome: Men Who Have Never Grown Up, si pone all’attenzione un quadro comportamentale in cui una persona non vuole crescere o maturare, Accanto a questo stile comportamentale attualmente osserviamo quello dei manolescent (man + adolescent) adulti che sono rimasti bloccati nella fase adolescenziale della vita.

Epoca di una civiltà inquieta.

A differenza di altri periodi storici che hanno visto la morte di grandi imperi o la fine di convinzioni scientifiche, noi viviamo in un epoca in cui si sgretolano le convinzioni più quotidiane: “il matrimonio è per sempre”, il “posto fisso” al lavoro, ci si sposa, si faranno di figli. Il progresso tecnologico si è sviluppato sempre più velocemente lasciando indietro lo sviluppo delle coscienze, dei rapporti umani e uno dei primi effetti di questa nuova società è la paura della solitudine, il bisogno di non sentirsi soli. Il risultato lo abbiamo attorno, una società perennemente insoddisfatta, dove la solitudine la fa da padrona ed il fulcro dei sentimenti, quelli autentici, diventa sempre più spesso rintracciabile solo nei social o in relazioni mordi e fuggi.