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I Peter Pan e i Manolescent: la difficoltà di crescere.

Nel 1983 con la pubblicazione del libro di Dan Kiley, intitolato The Peter Pan Syndrome: Men Who Have Never Grown Up, si pone all’attenzione un quadro comportamentale in cui una persona non vuole crescere o maturare, Accanto a questo stile comportamentale attualmente osserviamo quello dei manolescent (man + adolescent) adulti che sono rimasti bloccati nella fase adolescenziale della vita.

Epoca di una civiltà inquieta.

A differenza di altri periodi storici che hanno visto la morte di grandi imperi o la fine di convinzioni scientifiche, noi viviamo in un epoca in cui si sgretolano le convinzioni più quotidiane: “il matrimonio è per sempre”, il “posto fisso” al lavoro, ci si sposa, si faranno di figli. Il progresso tecnologico si è sviluppato sempre più velocemente lasciando indietro lo sviluppo delle coscienze, dei rapporti umani e uno dei primi effetti di questa nuova società è la paura della solitudine, il bisogno di non sentirsi soli. Il risultato lo abbiamo attorno, una società perennemente insoddisfatta, dove la solitudine la fa da padrona ed il fulcro dei sentimenti, quelli autentici, diventa sempre più spesso rintracciabile solo nei social o in relazioni mordi e fuggi.

La “buona” comunicazione in azienda

L’importanza della comunicazione all’interno di una organizzazione si estende a diversi livelli, da una parte vi sono i bisogni e le necessità dell’azienda stessa mentre dall’altra quelli degli individui che la compongono. La comunicazione organizzativa si può descrivere come l’insieme dei processi di creazione e di scambio dei messaggi e delle informazioni nelle reti di relazioni che costituiscono l’organizzazione stessa.

Tecnologia e vita quotidiana

L’avanzamento dello sviluppo tecnologico ha avuto e continua ad avere un forte impatto nelle vite di tutti noi, ma che effetto ha l’uso massivo di internet e dei vari device sugli individui con il passare del tempo? Migliora la nostra vita? Le nostre capacità cognitive o sociali sono modificate?

Perché faccio ciò che faccio? La motivazione

La spinta motivazionale ad agire entra in gioco quando l’individuo perde il proprio stato di equilibrio a causa di un bisogno che insorge. Questa situazione porta ad agire sull’ambiente per ristabilire l’ordine perduto. Il comportamento motivato è quindi caratterizzato dalla mobilitazione delle risorse fisiche e psicologiche, dalla reiterazione degli sforzi fino al raggiungimento dell’obiettivo e dalla variabilità dei tentativi.

Una vita emotivamente sul filo: la personalità Borderline

Le persone che soffrono del disturbo borderline di personalità hanno repentini cambiamenti di umore, instabilità dei comportamenti e delle relazioni con gli altri, marcata impulsività e difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri. Questi elementi si rinforzano reciprocamente, generando notevole sofferenza e comportamenti problematici. Le persone pur essendo dotate di molte risorse personali e sociali, realizzano con difficoltà e a fatica i propri obiettivi.

L’incontro con l’altro, il “diverso”: stereotipi, pregiudizi e discriminazione

Il diverso si può definire come colui che la pensa diversamente, ha una cultura, tradizioni, religione, etc.. differente o presenta qualche peculiarità che si allontana dalla realtà consueta. Esplorare l’universo dell’Altro, significa mettere in discussione il proprio e, talvolta, l’incontro diviene vero e proprio scontro per l’impossibilità di conciliare le diverse visioni. Ogni nuovo incontro è di per sé “traumatico” perché obbliga ad un confronto con ciò che non si conosce ed incarna una minaccia alle nostre sicurezze e consuetudini. Lo straniero, cioè l’Altro per antonomasia, mette in discussione i fondamenti della nostra identità, spesso sulla base di idee stereotipate che nulla hanno a che fare con la realtà delle cose. L’uomo, infatti, possiede atteggiamenti che si basano sulle esperienze vissute individualmente ma anche comportamenti che derivano da idee basate su pregiudizi e stereotipi.

Pragmatica della comunicazione: Watzlawick & Co.

Nel 1967, Paul Watzlawick e colleghi della Scuola di Palo Alto pubblicarono l’esito delle loro ricerche in un volume che tuttora rappresenta un punto di riferimento nel mondo della comunicazione interpersonale, intitolato “Pragmatica della comunicazione umana”. in cui vengono definiti i cinque assiomi della comunicazione.

Resilienza: resistere, riorganizzarsi, migliorarsi

Il termine resilienza è la metafora di un fenomeno misurabile in fisica, ovvero dell’attitudine di un corpo a resistere senza rotture in seguito a sollecitazioni esterne brusche o durature di tipo meccanico. La resilienza può essere considerata come la capacità di affrontare eventi stressanti, superarli e continuare a svilupparsi aumentando le proprie risorse con una conseguente riorganizzazione positiva della vita (Malaguti, 2005). La resilienza consente l’adattamento alle avversità, è la capacità di resistere, le persone resilienti riescono a superare gli eventi stressanti o traumatici e riorganizzare in maniera positiva la propria vita dinanzi alle difficoltà, dopo aver subito un evento negativo.